“Simmmonaaa, vuoi tornarre ad esserre mia ammicca? Dì di sì, Simmmoooooo?" Valeriona Marini è approdata all’Isola. Ci dovrebbe stare una settimana, ma è probabile che molli il colpo prima. E’ fuori concorso come un film di Venezia o di Cannes. Si è presentata avvolta in un abitino della sua collezione, portando in dono alla fanciulle costumini, perizomi, volant e merletti. Si è tuffata dall’elicottero come una sirena dai fianchi che ammaliano e appena ha toccato terra si è preoccupata di coprire i nodi delle sue extension sistemate per l’occasione. La prima cosa che ha chiesto è stato uno specchio, la seconda dove erano gli altri concorrenti, la terza quando si mangiava. Dall’altra parte, a Milano, una Simona Ventura sempre più opaca, che cercava di essere simpatica senza riuscirci. Da una parte l’ironica e ingestibile Valeria, dall’altra l’impettita Ventura che continua all’infinito a ripetere le stesse cose e a fare le stesse battute, non capendo che il periodo in cui con la banda di Lele Mora ballava sui tavolini della discoteca Hollywood non tira più. E’ passato. Il suo linguaggio fatto di “amoreee?”, “Valeria sei bellisssimaaaaa”, “Dimmi tesorooo?” e tutto il resto la rattrista un po’ come il trucco che le fanno tutte le volte che va in onda. Cambia stilista ogni stagione ma il resto rimane immobile come le sue tette al silicone. E il confronto Ventura-Marini ha portato a galla i limiti della prima e i plus della seconda. La prima è prevedibile come le battute di Zelig, la seconda inattesa come una sfuriata di Emilio Fede. E noti che nella sua totale finzione è vera come la circonferenza dei suoi fianchi. L’altra, invece, nella sua presunta verità è fasulla come il suo ultimo profilo. La Marini è un po’ come Flavia Vento che disperata ha lasciato l’isola ignorando sorella, conduttrice, familiari che hanno insistito perché lei rimanesse lì. Fregandosene di tutti ha deciso di andarsene perché non ne poteva più. E alla sorella che le ha sciorinato tutti i disagi di essere a Roma in questo periodo le ha riposta. “Pazienza, morirò”, spiazzando la padrona di casa del reality che ha attaccato un pippone sul pentimento postumo dei concorrenti che si sono ritirati durante le sei edizioni mettendo in fila una dopo l’altra irripetibili banalità. A proposito, ma non voleva ritirarsi anche lei e fare la direttrice di rete? Buona camicia a tutti.
martedì 30 settembre 2008
I fianchi che ammaliano
“Simmmonaaa, vuoi tornarre ad esserre mia ammicca? Dì di sì, Simmmoooooo?" Valeriona Marini è approdata all’Isola. Ci dovrebbe stare una settimana, ma è probabile che molli il colpo prima. E’ fuori concorso come un film di Venezia o di Cannes. Si è presentata avvolta in un abitino della sua collezione, portando in dono alla fanciulle costumini, perizomi, volant e merletti. Si è tuffata dall’elicottero come una sirena dai fianchi che ammaliano e appena ha toccato terra si è preoccupata di coprire i nodi delle sue extension sistemate per l’occasione. La prima cosa che ha chiesto è stato uno specchio, la seconda dove erano gli altri concorrenti, la terza quando si mangiava. Dall’altra parte, a Milano, una Simona Ventura sempre più opaca, che cercava di essere simpatica senza riuscirci. Da una parte l’ironica e ingestibile Valeria, dall’altra l’impettita Ventura che continua all’infinito a ripetere le stesse cose e a fare le stesse battute, non capendo che il periodo in cui con la banda di Lele Mora ballava sui tavolini della discoteca Hollywood non tira più. E’ passato. Il suo linguaggio fatto di “amoreee?”, “Valeria sei bellisssimaaaaa”, “Dimmi tesorooo?” e tutto il resto la rattrista un po’ come il trucco che le fanno tutte le volte che va in onda. Cambia stilista ogni stagione ma il resto rimane immobile come le sue tette al silicone. E il confronto Ventura-Marini ha portato a galla i limiti della prima e i plus della seconda. La prima è prevedibile come le battute di Zelig, la seconda inattesa come una sfuriata di Emilio Fede. E noti che nella sua totale finzione è vera come la circonferenza dei suoi fianchi. L’altra, invece, nella sua presunta verità è fasulla come il suo ultimo profilo. La Marini è un po’ come Flavia Vento che disperata ha lasciato l’isola ignorando sorella, conduttrice, familiari che hanno insistito perché lei rimanesse lì. Fregandosene di tutti ha deciso di andarsene perché non ne poteva più. E alla sorella che le ha sciorinato tutti i disagi di essere a Roma in questo periodo le ha riposta. “Pazienza, morirò”, spiazzando la padrona di casa del reality che ha attaccato un pippone sul pentimento postumo dei concorrenti che si sono ritirati durante le sei edizioni mettendo in fila una dopo l’altra irripetibili banalità. A proposito, ma non voleva ritirarsi anche lei e fare la direttrice di rete? Buona camicia a tutti.
giovedì 18 settembre 2008
Carramba che Boncompagni!
La vera Carrà e Boncompagni. E punto. Non c'è nulla da aggiungere. La vera regina delle televisione è lui. Il caschetto biondo del varietà si chiama Gianni. Raffaella e solo l'ologramma in paillettes e spalline (seppur ora solo accennate) che da 40 anni sgambetta, canta e si muove stretta in calze contenenti color carne. Il suo marchio. La Carrà torna Carrà solo quando c'è lui a dirigerla, quando c'è lui a scrivere i coretti , quando c'è lui a scegliere le scenografie (come il pavimento a specchio che la raddoppia), la scaletta , i 40 carramba boys (cioè I bellissimi anzi bellissimi) e, a questo punto deduciamo, gli abiti. Senza di lui la Carrà è metà: è solo Raffaella ed è anche un po' noiosetta. La Carrà è tornata, ed è tornata nei migliori dei modi: ha messo in piedi un varietà classico e stantio come la tinta dei suoi capelli, con ospiti presi a destra e a manca dalla sua agenda personale (il duetto con Renato Zero però è stato una "bbomba"), con nessuna sorpresa, nessuna novità, nessun colpo di genio, con nulla di nuovo, appunto. Ed è questa la grande novità: portare in tv il nulla, ma dignitosamente. Insomma, ha fatto quello che fanno gli altri (Gerri Scotti o Maria De Filippi che fanno per esempio?) ma lo ha fatto nel migliore dei modi. Il resto è vita... come direbbe Costanzo. La Carrà in fondo è come la mostarda: o piace e te la divori o la eviti come fosse Lorena Bianchetti. Un unico dubbio: ma il gruppo composto da Fiordaliso, Spagna, Marcella Bella e Alexia è sfuggito alla formaldeide di Damien Hirst? Quando sono apparse sembrava di essere in una puntata di Nip/Tuc. Ecco, se avessi dovuto scegliere chi essere a Carramba che fortuna avrei scelto il parruccone di Marcella Bella talmente folto, vaporoso e palpitante che ho persino l'impressione fosse un essere vivente... Buona Camicia a tutti.
martedì 16 settembre 2008
Che noia Giurato che fa Giurato
Se uno finisce a Striscia la Notizia un giorno sì e un giorno no per le sue gaffe e per le sue involontarie scivolate di stile, deve aver il buon senso di accontentarsi, di essere felice della sua spavalda immagine, della sua notorietà e continuare a fare il suo sporco lavoro (in questo caso giornalista). Ma se invece, non pago, vuole seguire la sua immagine gigionesca e cialtrona finisce per essere ridicolo. In più se a fargli da spalla arriva la sua vecchia compagna di televisione con cui ha già condiviso battute, umori, gag, doppi sensi, humour, il risultato è patetico. Anche se lei ha i capelli nuovi di pacca e lui le calze a righe. Sì, il teatrino Mara Venier-Luca Giurato, opinionisti dell’Isola dei famosi fa rimpiangere la gag del Bagaglino. Che non è precisamente un complimento. Lui non riesce a fare ridere neppure quando vuole ridicolizzare il biondo ossigenato non famoso Carlo Capponi, non capendo che quello è già ridicolo da solo. Che vuol dire ignorare l’abc della verve. Che ti scagli a fare contro un improponibile dal caschetto platinato? Ma lascialo perdere quello fa già da sé. Se proprio vuoi fare il simpaticone concentrati su qualcun altro.... non è difficilissimo in quella masnada di umanità in cerca di fama. Ma lui no, lui regala battute come se piovesse ridendosela da solo. Neppure la Ventura riesce a stargli dietro e in automatico, appena Giurato finisce di parlare (cosa che però farà poche volte, ahinoi) attacca con un applauso isterico e speranzoso atto a distrarre pubblico in sala e telespettatori. Cosa che con gli ultimi c’è riuscita a fare abbastanza bene. Ma non basta per salvare Giurato. Quello che ne viene fuori è un continuo e reiterato verso a se stesso (un po’ come fa Giucas Casella lì nell’oceano). Che è la cosa più triste che un comico possa fare. Ops...è vero che Giurato è un giornalista.... Buona camicia a tutti
domenica 14 settembre 2008
L'uomo della Botola
E’ finito. Per fortuna. La botola ha chiuso i battenti. Poteva farlo prima. Tanto Fabrizio Frizzi basta rimetterlo nella sala d’aspetto di viale Mazzini in attesa di nuovi format e chiamarlo all’uopo. Lui è sempre pronto: tutt’al più c’è da aspettare quei due minuti che si tolga la cravattina e si mette il papillon, o sostituisca i mocassini con le sneakers. E via... è pronto. Il Frizzi sta alla Rai come i sofficini alla Findus: due minuti e... tutti a tavola. Bene. La Botola è finita e sono convinto che i telespettatori che ci sono capitati davanti per sbaglio, si stiano ancora chiedendo: ma come funziona sto programma che mica si è capito? Quello che invece mi sta a cuore ora, a produzione finita, è sapere che fine farà il povero cristo addetto al recupero dei concorrenti che cadevano nella botolaccia. Avete presente quella testolina che ogni tanto appariva e prendeva in consegna i fradici malcapitati? Lui, l’omino maschera dotato che con tempismo commuovente quando quelli facevano splash correva a recuperarli? Esattamente lui. Che fine farà ora? Dove andrà? Chi salverà? Come si renderà utile? Lo toglieranno dall’ammollo? E se sì, come sarà? Avrà i piedi palmati? Le squame? Oppure lo lasceranno lì in eterna attesa di un’altra edizione delle Botola (che sicuramente non ci sarà)? Frizzi avrà speso qualche buona parola per piazzarlo altrove, che ne so nel nuovo studio della Ventura per esempio (anche lì c’è dell’acqua)? Siamo sicuri, vero, che non verrà dimenticarlo dov’è? Ma, tra l’altro, ai piedi aveva le pinne o che? E la maschera era con o senza boccaglio? E poi..... Va beh, buona camicia a tutti.
mercoledì 10 settembre 2008
Boh, Chi l'ha vista?
Sparare su Chi l'ha visto? e come impallinare una perpetua: non sta bene, a prescindere. Il programma di Raitre ha compiuto 20 anni e ci fa molto piacere e lo sappiamo, vorremmo invece capire per quanti anni Federica Sciarelli sarà lì in studio. Perché il punto è la Sciarelli. La prima puntata ha superato il 9% di share, può fare molto meglio. Tra quel 9 e rotti per cento, c'ero anch'io, cupo e tristanzuolo come non mai. Perché solo quella può essere la condizione per seguire un programma di fughe, abbandoni, sclerosi multiple, attacchi epilettici, pillole dimenticate a casa, demenza senile a scatti, bipolarismo (non parlamentare) e quant'altro. Non c'è altra spiegazione. Detto questo... concentriamoci sulla Sciarelli: seguirla è come salire su una montagna russa totalmente pianeggiante dove non c'è un'emozione neppure a cercarla con il binocolo. E' come andare all'obitorio per riconoscere dei manichini incidentati di qualche crash test. E' come seguire un funerale senza feretro, una partita di calcio senza arbitro da insultare. O un concerto di Madonna senza Madonna (che di fatto è quello che succede da anni, ma pochi se ne sono accorti...) La Sciarelli è in studio, l'emozioni, ma che dico emozioni diciamo i palpiti cardiaci, a fare la pausa cena in mensa Rai. Sono due cose a parte. E chi è davanti al televisore non capisce se si stanno cercando delle persone scomparse o la conduttrice. Che non c'è. Dov'è? Quella che parla con una sola corda vocale (per altro sempre un po' in lutto), quella che mestamente osserva la telecamera, quella che si aggira in uno studio nuovo con fogli in mano (per altro con un look che non la nobilita, se hai le spalle più strette del collo non puoi metterti un abito che le lascia al vento) terrorizzata (almeno sembra) di perdersi e non trovare più la strada del ritorno. E' vero, condurre Chi l'ha visto? non deve essere facile, si sa: mantenere un distacco con le storie non è cosa da tutti, ma la Sciarelli va oltre. La Sciarelli il distacco lo ingloba nella sua persona con il risultato che non c'è. La Sciarelli? Boh... E chi è? Chi l'ha vista? Appunto... Buona camicia a tutti
martedì 2 settembre 2008
La D'Urso lontana dai reality
Togliamoci il dente e togliamoci il dolore. Lo dico subito, è poi chiudiamo il discorso: Barbara D’Urso lontana dai reality è in gran forma. A Mattinocinque fa la sua porca figura e torna ad essere la partenopea che in una puntata del Maurizio Costanzo show, a proposito di Non chiamarmi Omar, (film del vignettista Sergio Staino del 1992 con Onella Muti, Stefania Sandrelli and company) disse: “Se non fossi la donna del produttore non avrei mai recitato in questo film” (si riferiva a Mauro Berardi). Eccallà. La D’Urso (forse) sta tornando D’Urso, mollando la patina da mammina, zia e nonnina cara (perché no, potrebbe essere tranquillamente nonna) si sta riappropriando di una spontaneità (se di spontaneità in tv si può parlare) a lei più consona. La si guarda a Mattinocinque e in fondo si pensa (se si è al Nord): “Ma sì, l’è na braa sciura”. Certo con l’occhio da volpona di una che sa come far crescere gli ascolti, che sa cosa piace al suo pubblico, che sa come guardare la telecamera, come sedersi sul divano, cosa mostrare (basta gilet, per favore) ecc ecc. Ma va bene così, in fondo è il suo lavoro, in fondo è una donna della tv. Un solo timore: che perda il controllo e sfoci nella macchietta, che esageri, che molli gli argini, che erutti, insomma. Beh, comunque sia per ora, tifiamo per lei. A patto che non tocchi mai più un reality. Vediamo che succede. Buona camicia a tutti
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