martedì 25 novembre 2008

Vladimir e l'Italia beghina

Un transgender e una sospetta fedifraga. L'edizione dell'Isola dei famosi con tali finaliste e tale vincitrice (Valdimir Luxuria) non sembra neppure essere italiana, piuttosto danese, olandese o se proprio spagnola. Ma non di certo italiana. Luxuria l'ex onorevole di Rifondazione comunista munita contemporaneamente di tette e pisello ha vinto al televoto popolare (e anche al sondaggio del Tgcom, quindi impossibile pensare che il risultato del reality sia taroccato) sconfiggendo l'argentina di 24 anni sospetta di aver tradito il suo bello rimasto a calciare palloni in Italia, per il guitto sbarcato sull'Isola a sostituire uno dei tanti invalidi del reality. Cose che se venissero scritte sui giornali stranieri non ci crederebbe nessuno: il Belpaese delle beghine e dei bacchettoni che portano in finale due ammutinati della morale collettiva quindi, va da se, cattolicheggiante. Tanto che mi viene un dubbio: o gli italiani sono schizofrenici e soggetti a repentini cambio di personalità (un po' come si sospetta siano Olindo e Rosa, quelli della strage di Erba), oppure non vengono tutti rappresentati degnamente dai loro mezzi di comunicazione. Giornali e televisione in primis. Vladimir Luxuria la comunista tras che ha dichiarato di aver anche battuto per guadagnarsi la pagnotta ha vinto l'Isola. Che ridere. Lo stesso paese che (stando a quello che ci raccontano) non vuole sentire parlare di coppie di fatto, matrimoni tra gente dello stesso sesso, eutanasia, fecondazione assistita e fra un po' magari anche di aborto. Eppure, quando poi si tratta di scegliere tra quattro personaggiucoli che per gioco devono sopravvivere su un atollo non si guarda agli innocenti e innocui del gruppo come l’ex velina bella e vuota, lo sportivo palestrato ma dal carattere leggero leggero, il modellino dagli occhi chiari e dalla mente scura e neppure la macchietta che si commuove davanti alle banane. No, si preferisce scegliere tra le due più controverse, polemiche e in maniera etremamente differente, in fondo “diverse” del gruppo: una perché ha viaggiato nella sua vita sempre in contromano, l'altra perché davanti al suo frivolo comportamento ha schiacciato l'acceleratore tirando dritto e mostrando gli stessi attributi che possiede la rivale (all'uopo nascosti da un pareo). Mi sa che Vladimir e Belen (che italiana non è) sono più in grado di rappresentare l'Italia di quelli che invece l'Italia non solo sono convintiti di rappresentarla, ma addirittura di esserlo. Mi sa.... Buona camicia a tutti

venerdì 21 novembre 2008

Paola, l'africana un po' blasé

Arriva tiratissima, super azzimata, con un look in stile Carrie Bradshaw, quella di Sex and the city. Arriva truccata, taccata, platinata e smaltata come un ovetto di Fabergé. Arriva muovendosi come fosse su un red carpet ignorando che sotto i suoi piedi quando le va bene c'è del fango. Arriva con orecchini, collane o bracciali da far morire d'invidia Platinette. Arriva e si mette a presentare concorrenti piangenti, affaticati e stremati come se niente fosse. Paola Barale è l'unica cosa decente che arriva dalla Talpa. Bisogna dirlo. Sì, nel reality che inizia all'ora dell'happy hour e finisce a quella del rave, l'unica che merita è l'inviata in Sud Africa. E' tornata in tivù dopo anni e non è cambiata per nulla. Il suo stile un po' naif, un po' blasé e un po' "sono qui ma non chiedetemi perché", è rimasto intatto. E diventa sublime se paragonato a quello della conduttrice del reality capace solo di trascinare qualsiasi cosa le capiti tra le mani negli abissi della banalità e della piattezza. Se la Barale è evanescente, butta lì, fa intuire, confonde, la Perego è troppo presente, puntualizza, ravana, scandaglia qualsiasi cosa le faccia intuire un'impennata di ascolti. Va da sé... qualsiasi cosa abbia attinenza con l'avanzo. E lo fa con un'insistenza e un'enfasi che alla fine la rende pedante. La guardi e ti viene voglia di urlare: "Su, Paoletta su, molla il colpetto, l'abbiamo sentito anche noi, non siamo poi così coglioni". Ma lei no. Il colpo lo molla solo quando è diventato carcassa, quando è stato spolpato, quando è diventato un mucchietto di ossa. E insiste, insiste e insiste. L'altra invece no. La Barale assaggia e lascia sul piatto, spilucca e se ne va, sbocconcella e poi si sistema lo chignon. Un po' come se avesse altro a cui pensare. Ecco il dramma, mannaggia. La Perego non ha mai altro a cui pensare... Mai... Buona camicia a tutti.

mercoledì 12 novembre 2008

Senza sigla non si Cucca

No. No. E ancora no. Almeno la sigla la poteva fare. Ma lei non l'ha fatta e si è fregata. Sarebbe stata l'unica cosa decente del programma. La Cucca, quando le propongono un programma, deve solo fare una domanda: "C'è la sigla?" Se la risposta è "sì", deve accettare e rischiare se è "no" deve rifiutare senza esitare un attimo. Perchè se per lei esiste una possibilità di uscire dal limbo in cui l'hanno inspiegabilmente cacciata, quella è sgambettare per i primi tre minuti. Al resto ci si pensa poi. E' nata una...stella gemella (si parla di cantanti sosia) ha un errore di fondo (anzi due, il primo è che al posto della "e" di stella ci dovrebbe esser una "a"): è uno show impresentabile. Se ci fosse una qualche dignità professionale nei nostri conduttori il programma avrebbe dovuto andare in onda senza nessuno di loro. A meno che il contratto che ha firmato (o meglio siglato) la Cuccarini non sia stato scritto con l'inchiostro simpatico. Solo così si può giustificare la sua scelta. Neanche la pia Bianchetti di Domenica in sarebbe arrivata a tanto. Anche lei avrebbe capito che da format come E' nata una... stella gemella bisogna stare lontani. Ma le Cucca no, la Cucca non solo ha detto "Ok, lo faccio" ma non si è nemmeno interessata di sapere se ci fosse o meno la sigla. Anzi, ho un'idea: perché lei non si limita a fare solo quella. Del tipo: "Signore e signori ecco un programma condotto da, che ne so, Paola Perego con la sigla di Lorella Cuccarini". Non sarebbe male come idea. Lei arriva, fa due moine, due sgambettamenti e poi saluta. Anzi ancora meglio se fosse: "Signore e signori ecco un programma con la sigla di Lorella Cuccarini condotto da Paola Perego. Ma solo per tre minuti" Poi ci si affida all'autogestione, come nelle università occupate. Buona camicia a tutti.

martedì 4 novembre 2008

Vladimir la catto-comunista

Ci mancava "la storia mi assolverà" e faceva tombola. Vladimir Luxuria, zia Vladimir Luxuria ha esagerato con la sua rettitudine morale e la sua voglia di dire sempre la verità. Vladimir Luxuria la sta mettendo giù un po' troppo dura. Vladimir Luxuria ha preso una strada perigliosa che probabilmente la riporterà presto a Milano. Vladimir Luxuria ha tirato fuori la sua anima catto-comunista cresciuta negli oratori. Vladimir Luxuria da primina della classe ha puntato il dito come una secchiona contro i copagnucci di scuola che la stavano mettendo all'angolo. Da smorfiosetta ha spifferato tutto alla maestra (unica) che in quella occasione aveva due tette strizzate dentro un abito in lamè. Brutta cosa fare i ruffiani in quel modo. Brutta cosa prendersela con quella ciurma di poveri cristi senza usare l'ironia che è l'arma più intelligente da adoperare con chi poco capisce e tanto crede di essere. E invece no, zia Vladimir ha fatto quello che hanno fatto le gemelline di Napoli con la differenza che le due sono poverette e si vede dai chili di extension che hanno in testa e dal naso piallato alla stessa maniera, lei invece, l'ex onorevole si nasconde dietro quattro giochi di parole divertenti e tre citazioni da bignami ingiallito, un po' come la sua ricrescita. Ma il risultato è lo stesso. E non si è nemmeno resa conto di quanto abbia toppato visto che ha giustificato la sua mossa dicendo: "L'ho fatto per difendermi". Però... per difendersi si fa la spia... educativo. Perchè in fondo il messaggio che ha fatto passare è questo. Il resto è pattume da reality che neppure a Pianura avrebbero accettato. Belen, Rossano, la contessa De Blanck e tutta la triste brigata non sono altro che impiegati della tv che devono sbarcare il lunario. Abbiamo lo stomaco di ferro, ormai digeriamo tutto, anche la coatta di Buenos Aires che crede di “avercela solo lei”. Tutto, ma non le spie. Almeno quelle no. Anche se parliamo di un giochetto televisivo. Ah, se avesse resistito Flavia Vento che meraviglia.... Buona camicia a tutti.